Per le nostre persone giovani e per il loro benessere

Nella interrogazione parlamentare del 20 dicembre scorso il sen. Maurizio Gasparri dichiara:

“Nonostante l’evidente delicatezza del trattamento, ho appreso che all’ospedale Careggi di Firenze la triptorelina, autorizzata dall’Agenzia europea del farmaco per uso veterinario, verrebbe somministrata a bambini di 11 anni senza alcuna assistenza psicoterapeutica e psichiatrica. (…) Le valutazioni psicologiche dei giovanissimi che arrivano al Careggi per avviare il percorso di cambio di sesso sembrerebbe siano particolarmente superficiali. E il via libera al ricorso dei farmaci sarebbe basato sul presupposto, inaccettabile, che con la pubertà bloccata i bambini hanno tempo di esplorare la loro identità di genere e decidere se proseguire il percorso di transizione. Chiaramente, se tutto questo fosse confermato, non potremmo tollerarlo.”

E quindi insiste con: “l’eliminazione della prescrizione della triptorelina dai farmaci dispensati a carico del servizio sanitario nazionale per il disturbo di genere. Credo sia inoltre necessario che il comitato nazionale di bioetica, che sull’uso della triptorelina si era espresso ormai più di 5 anni fa, torni a formulare una valutazione”

Le dottoresse Fisher (endocrinologa) e Ristori (psicologa) del centro che si occupa dell’accoglienza anche dei minori con marcata incongruenza di genere hanno risposto che: “La presa in carico per i percorsi di affermazione di genere non prevede una psicoterapia, questo è importante specificarlo. Esattamente come succede nelle persone cisgender alle quali non viene richiesta una psicoterapia per definire la propria identità di genere, questo vale anche per le persone trans. Nell’ospedale Careggi non esiste la neuropsichiatria infantile, c’è la psichiatria che però va bene per chi ha compiuto sedici anni”

Ed alla fine il Ministero della salute ha inviato a Careggi (SOD Andrologia, Endocrinologia Femminile, Incongruenza di Genere – AOU Careggi) gli ispettori per la verifica delle procedure. 

Nonostante a Careggi vengano rispettate le linee guida indicate dall’AIFA (agenzia del farmaco dell’istituto superiore di sanità) e gli “standard of care” versione 8 (la più recente) emesse dal WPATH (world proffesionist association for transgender healt) nella quale, nel capitolo espressamente dedicato ai/lle bambini/e, viene detto chiaramente che non tutti/e i/le bambini/e gender variant e le loro famiglie hanno bisogno del contributo dei professionisti della Salute Mentale, poiché la diversità di genere non è un problema di salute mentale. Tuttavia, scrivono che “è spesso appropriato e utile avvalersi di psicoterapia in caso di disagio o di preoccupazioni, espresse dai genitori, per migliorare la salute psicosociale e prevenire ulteriori disagi”. Inoltre quando si tocca l’argomento dei bloccanti si sta già parlando di adolescenti, perché i bloccanti non vengono somministrati prima del raggiungimento del secondo stadio Tanner e il WPATH raccomanda una presa in carico multidisciplinare, altra cosa che al Careggi viene fatta.

Se c’è un problema intorno all’ospedale di Careggi non è tanto quello che fa o non fa, ma il fatto che debba provvedere ad accessi provenienti da tutta Italia, perché questi centri sono rari e l’accesso al servizio sanitario pubblico per le persone transgender in Italia è estremamente carente di offerta e di servizi disponibili. 

Sarebbe necessario che l’accesso ai reparti di endocrinologia per le persone transgender adulte fosse disponibile in tutti gli ospedali, almeno quelli di capoluoghi di provincia e che i centri in grado di prendere in carico anche minorenni come quello di Careggi fossero capillarizzati sul territorio italiano. Ma anche solo la capillarizzazione del servizio pubblico per le persone transgender adulte sul territorio darebbe già il risultato di alleviare la pressione su centri come quello di Careggi che forniscono prestazioni specialistiche su popolazioni transgender con bisogni particolari come quella dei/lle bambini/e gender diverse.  

Quindi invece di chiedere interrogazioni su un determinato centro ci si dovrebbe interrogare sulle difficoltà di accesso ai servizi sanitari pubblici indispensabili per le persone transgender e lavorare perché queste non vengano abbandonate in un limbo, spesso poi colmato dal servizio privato. Interroghiamoci sulla difesa della sanità pubblica! Per le persone transgender e non solo.” (estratto dal sito web Rete Genitori Rainbow).

Pare che questa classe politica (l’attuale Governo in particolare) abbia per niente considerazione del benessere dei propri cittadini, in particolare coloro che non possono ricorrere alle cure private. Ma il benessere della persona non veniva sancita dalla costituzione?

Art. 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Questi atteggiamenti ideologici, che agiscono intenzionalmente per privare le persone del loro benessere, devono cessare. La nostre persone giovani trans*, no-binary o che si stanno ancora interrogando sulla propria identità di genere subiscono infinite discriminazioni in quanto facenti parte di multiple minoranze e sono maggiormente soggette a stati depressivi e confusionali che purtroppo spesso portano a stati di intenzioni suicide.

Il “Journal of Adolescent Health” che pubblica articoli della “Society for Adolescent Health and Medicine” ha pubblicato, nel dicembre 2023, uno studio eseguito negli Stati Uniti, effettuato su giovani che hanno effettuato una terapia bloccante e in seguito una terapia endocrinologica, questi i risultati: Questa ricerca dimostra che nel momento in cui, le giovani persone transgender e di genere diverso (TGD) che hanno avuto accesso ai bloccanti della pubertà, durante gli stadi di crescita 2/3 della scala Tanner, quando iniziano la terapia ormonale sostitutiva (TOS) riferiscono un funzionamento psicosociale significativamente migliore rispetto a coloro che non hanno avuto accesso a questo trattamento. Infatti è stata riferita una riduzione significativa di ansia, depressione, stress, problemi in totale e difficoltà di interiorizzazione. Questi risultati supportano l’evidenza che una pubertà non affermativa può comportare un significativo funzionamento psicosociale negativo in adolescenti transgender e di genere diverso (TGD), sottolineando l’importanza del supporto familiare e di interventi precoci di affermazione del genere, laddove necessario. Questi dati evidenziano, quanto l’accesso a cure mediche per l’affermazione di genere, possano essere essenziali per il benessere emotivo e il funzionamento psicosociale nelle giovani persone di genere diverso (TGD), essendo in grado di offrire una solida protezione contro gli esiti negativi della salute mentale per questa vulnerabile popolazione.

La nostra associazione promuove il benessere delle persone in tutte le loro fasi ed età, pertanto condanniamo fermamente questi atteggiamenti ideologici basati su informazioni inesatte, non verificate o totalmente false.

Specifico che il termine utilizzato impropriamente dal sen. Gasparri con l’uso di “disforia di genere” e così benevolmente utilizzato dai media che ormai non fanno più informazione, ma solo riportano le parole non corrette del potere (peraltro senza quasi mai informarsi), significa sofferenza nel proprio genere, quella condizione che ho vissuto personalmente tutta la mia vita precedente uniformandomi ai canoni CIS-ETERO-PATRIARCALE, esatto opposto al termine “euforia di genere” che vivo finalmente in serenità.

Certo, loro desiderano la nostra disforia, ma noi gli daremo la nostra euforia!

Jasmine Piattelli – volontaria Chimera Arcobaleno e attivista Transgender

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