Spazi Sicuri per tuttǝ è un progetto realizzato dall’associazione Chimera Arcobaleno Arcigay Arezzo Aps con la compartecipazione di CESVOT Toscana sul bando “Iniziative promozionali a carattere locale” in collaborazione anche con Arci Arezzo e Collettivae.
Uno spazio sicuro è un ambiente il più possibile protetto da discriminazioni, molestie e disagi sia emotivi che fisici, e che favorisce la libertà di espressione di ciascunə, garantendo al tempo stesso il rispetto reciproco e la cura collettiva.
L’obiettivo di questo progetto è raccogliere linee guida, indicazioni e consigli finalizzate a creare e mantenere spazi sicuri per tuttə, in cui ogni persona possa sentirsi accolta, rispettata e libera di essere sé stessa, senza timore di giudizio, discriminazione o violenza. Tali materiali sono distribuiti e condivisi con quante più realtà possibili con l’obiettivo di diffondere questi principi e rendere sicuri, accessibili e rispettosi delle diversità tutti gli spazi (dai circoli ricreativi, alle associazioni sportive, dai luoghi del tempo libero ai luoghi di lavoro, ecc.).
È fondamentale prestare sempre attenzione al contesto in cui ci troviamo. A seconda della situazione (convegno, festival/concerto, riunione, evento formativo, ecc.) possono essere necessari accorgimenti, attenzioni e azioni differenti per garantire il benessere di tuttə.
Questo vademecum non pretende di essere esaustivo né definitivo: vuole essere una prima base di lavoro, aperta all’ascolto, al confronto e all’evoluzione continua, accogliendo contributi, esperienze e punti di vista differenti. L’intento è costruire insieme strumenti pratici e condivisi per rendere i nostri spazi, eventi e relazioni più accessibili e rispettosi delle diversità.
CONTATTACI per segnalazioni, proposte, suggerimenti o per richiedere i materiali proposti in versione personalizzabile.
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“Spazi Sicuri per tuttǝ” Copyright © 2025 di Chimera Arcobaleno Arcigay Arezzo. Alcuni diritti riservati. Tutti i materiali scaricabili sono sotto licenza CC BY-NC-ND 4-0. Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/4.0/
Tu sei liberǝ di:
Alle seguenti condizioni:
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Ogni persona è parte attiva della sicurezza collettiva.
È importante prestare attenzione e saper riconoscere i segnali di eventuale disagio o situazioni problematiche, per poter intervenire in modo tempestivo e rispettoso.
Osservare le persone intorno a noi, avere una visione di chi e cosa c’è nello spazio che occupiamo, ci aiuta a “guardare oltre”. Quando una persona si sente accolta generalmente si libera anche da preconcetti e pregiudizi.
Offrire supporto e/o segnalare eventuali situazioni di necessità è un fondamentale contributo alla costruzione di spazi sicuri per tuttǝ.
Per questo motivo può essere utile, quando possibile, individuare persone referenti dello spazio sicuro. Persone adeguatamente formate e preparate, facilmente riconoscibili, alle quali rivolgersi in caso di dubbi o situazioni delicate. Il loro ruolo è osservare, ascoltare e fungere da “antenna” rispetto a eventuali criticità.
L’accoglienza è un atto consapevole e parte attiva della collettività sociale. Comporta una componente emotiva e richiede di essere presenti, disponibili e rispettosə verso le persone e le loro variegate esperienze.
Essere accoglienti significa anche riconoscere, rispettare e valorizzare la pluralità: non si può sapere chi sia l’altra persona, quindi è importante prestare attenzione a come parla di sé, ai pronomi che utilizza e a come si autodetermina. Rispettare le pluralità è un gesto concreto di ascolto e di cura.
Parte dell’ascolto e del rispetto reciproco è anche assicurarsi sempre del consenso dell’altra persona: ciò che è stato accolto in un momento può cambiare nel tempo. Il consenso va chiesto, prestato e confermato, non va mai dato per scontato e può essere ritirato in qualsiasi momento. Essere apertǝ verso l’altra persona, ma porre anche dei limiti, serve a creare “sintonia relazionale tra le persone”.
L’ascolto attivo è uno strumento fondamentale per costruire relazioni sicure, inclusive e costruttive. Promuovere momenti e spazi dedicati all’ascolto reciproco aiuta a prevenire incomprensioni e situazioni spiacevoli.
Chi ricopre il ruolo di referente dello spazio sicuro (persone addette) ha il compito di mettere in atto e facilitare questo ascolto: ad esempio non dando spazio a discussioni negative, gestendo i conflitti e spostando le negatività verso atteggiamenti costruttivi, correggendo eventuali comportamenti o linguaggio lesivi del rispetto dell’altrə, ecc. in casi estremi chiedendo a quelle persone che non permettono una partecipazione tranquilla ad altre di allontanarsi.
Nell’ascolto è importante prestare attenzione all’umorismo e alle battute: ciò che può sembrare innocuo o ironico può invece ferire qualcunə. Evitare sarcasmi, doppi sensi e ironie legate all’identità o alle esperienze personali è parte integrante del rispetto reciproco.
Il linguaggio è uno strumento di relazione e deve riflettere il rispetto, la cura e l’inclusione che vogliamo promuovere nello spazio sicuro.
La lingua rappresenta una comunità di parlanti e porta con sé regole implicite ed esplicite che vigono all’interno di quella comunità. In particolare, l’italiano è una lingua androcentrica e genderista che, pur senza rendercene conto, può influenzare il modo in cui vediamo il mondo e accentuare stereotipi di genere (penalizzando tendenzialmente le persone di genere femminile o non binarie).
Usare un linguaggio consapevole significa quindi scegliere parole che non escludano, non feriscano e non rinforzino stereotipi o discriminazioni.
Soprattutto sosteniamo il linguaggio non violento, un modello comunicativo orientato all’empatia e alla comprensione reciproca.
Quando possibile è preferibile utilizzare formule neutre rispetto al genere, sia nel rivolgersi a un gruppo (es. “benvenute a tutte le persone”) sia a singoli individui.
Quando ci si rivolge a una persona, è buona pratica chiedere o verificare con delicatezza i pronomi o le modalità con cui desidera essere appellata. In alternativa, si possono utilizzare strumenti che permettano di esplicitare i pronomi scelti (es. badge, adesivi o moduli di presentazione).
Nel linguaggio scritto, quando non è possibile utilizzare una sintassi neutra o per una scelta di brevità, esistono vari modi per rendere un testo scritto non genderizzato e inclusivo:
sostituire l’ultima vocale della parola con la lettera ə (schwa), simbolo dell’alfabeto fonetico che si identifica come una vocale intermedia, il cui suono cioè si pone esattamente a metà tra le vocali esistenti;
sostituire l’ultima vocale della parola con simboli come * o + , che permettono di semplificare la forma scritta evitando ripetizioni e ridondanza, pur includendo tutte le persone.
La comunicazione non avviene solo attraverso le parole, ma anche tramite il modo in cui scegliamo di interagire.
È importante ricordare che non tutte le persone comunicano allo stesso modo: alcune persone sorde, neurodivergenti o con altre esigenze comunicative potrebbero non usare o non interpretare allo stesso modo tono, linguaggio del corpo o contesto. Per questo, è fondamentale chiedere sempre come l’altra persona preferisce comunicare e rispettare le sue modalità.
Evitare ironie, sarcasmo o giochi di parole che potrebbero essere fraintesi o risultare offensivi. La leggerezza non deve mai trasformarsi in mancanza di rispetto: il linguaggio contribuisce a costruire o compromettere la sicurezza emotiva e relazionale di tuttə.
Non tollerare alcuna forma di molestia verbale, linguaggio discriminatorio o battute a sfondo razzista, sessista, omo-lesbo-bi-transfobico o abilista.
Quando si assiste a un linguaggio offensivo o violento, è importante intervenire con fermezza ma con rispetto, spostando la comunicazione verso un confronto costruttivo ed educativo.
Avere cura dello spazio significa rispettare i corpi, i tempi e i bisogni di chi lo utilizza, garantire libertà di movimento e possibilità di riposo, promuovere un clima di fiducia e collaborazione. La sicurezza nasce anche dall’attenzione collettiva e dalla responsabilità condivisa.
L’ambiente comunica attraverso ciò che contiene: luci, suoni, organizzazione degli spazi, simboli e messaggi visivi. Creare spazi accoglienti e plurali significa permettere a tuttə di riconoscersi e sentirsi parte del contesto.
La sicurezza parte da te.
Ogni persona è parte attiva nella costruzione di uno spazio sicuro e rispettoso:
– rispetta i limiti e i bisogni altrui (es. distanza sociale gradita, il consenso prima di scattare foto o selfie, ecc.);
– presta attenzione alle persone intorno a te e agisci con cura se noti situazioni di disagio.
Uno spazio sicuro è anche un ambiente inclusivo, accessibile e confortevole per tuttə.
Le barriere architettoniche, che ancora oggi limitano la piena accessibilità fisica ai luoghi, nonostante le normative esistenti, rappresentano un punto fondamentale di questo vademecum.
Alcune buone pratiche:
esporre simboli e messaggi di accoglienza, come bandiere o cartelli che comunicano inclusione verso comunità specifiche (es. LGBTQIA+, antirazzismo, neurodivergenze, ecc.);
creare aree di decompressione (es. luci non intense e rumori contenuti per chi ha bisogno di stimoli ridotti);
garantire accessibilità fisica e comfort, con sedute di vario tipo e spazi ampi e percorribili;
disporre tavoli e sedie in modo da permettere la mobilità alle persone, ove possibile (es. spazi senza “via di fuga” sono terreno fertile per ansie e fobie di persone con disturbi di ansia, crisi di panico, claustrofobia ecc.). Se lo spazio non lo consente può essere utile chiedere quale posto una persona vorrebbe, idealmente, occupare a sedere;
prevedere bagni e camerini gender-free o riservati, accompagnati da indicazioni al rispetto di tuttə (es. cartelli che invitano a lasciare pulito il bagno, ad alzare la tavoletta, a sedersi per espletare i bisogni, utilizzare gli appositi cestini ecc.);
In caso di disagio o necessità, è fondamentale sapere a chi rivolgersi e dove trovare aiuto.
Prevedere punti di supporto e materiali utili, come poster/volantini esplicativi, tappi per le orecchie, etichette/spille per la “distanza gradita” e, in generale, aree dedicate al benessere (spazi di decompressione o zone tranquille).
Anche il momento del cibo fa parte dell’accoglienza.
Esplicitare sempre gli ingredienti e prevedere opzioni alimentari inclusive, tenendo conto di allergie, intolleranze e scelte personali.
Garantire varietà e chiarezza nelle proposte è una forma concreta di rispetto e cura verso qualsiasi cultura, esigenza o scelta di vita.
Prevedere zone per allattamento e, ove possibile, aree “gioco” per bambinə così da facilitare la partecipazione di persone con figlə a qualsiasi evento.
Durante la proiezione di materiale visivo predisporre, ove possibile, sottotitoli o un servizio di traduzione simultanea in lingua LIS, così che tutte le persone coinvolte possano partecipare.
Gli strumenti servono a sostenere la cura, non a sostituirla.
Ogni supporto, pratico o digitale, è pensato come mezzo per rendere la comunicazione più accessibile, l’ambiente più accogliente e le relazioni più fluide.
Prevedere, formare e identificare chiaramente chi sono le persone referenti dello spazio sicuro (facilmente individuabili tramite un cartellino giallo, una spilletta o un qualsiasi altro segno identificativo). Le persone addette hanno un ruolo di riferimento e cura: deve essere chiaro a tuttə che possono fare riferimento a loro per qualsiasi necessità o per segnalare eventuali disagi, problema, molestia e altro.
Le persone referenti hanno anche una funzione di osservazione e ascolto, per intercettare eventuali situazioni problematiche o persone in difficoltà.
Alcuni compiti includono anche: accogliere le persone con disponibilità e gentilezza, ricordare sempre che lo spazio è per tuttə; in caso di criticità favorire atteggiamenti positivi e costruttivi, gestire conflitti o discussioni negative, chiedere aiuto ad altrə referenti in caso di difficoltà.
Condividere con chi gestisce e chi frequenta i locali il vademecum e il volantino in modo che le linee guida dello Spazio Sicuro siano sempre chiare.
Mettere a disposizione strumenti utili come:
Sarebbe meraviglioso trovare un simbolo capace di parlare a tuttǝ, un segno universale di accoglienza. Non sappiamo se esista già, ma proprio per questo l’idea di cercarlo — magari crearlo insieme — rende tutto ancora più speciale.
L’associazione Chimera Arcobaleno Arcigay Arezzo, coerentemente con la propria missione di promozione e tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+, suggerisce l’uso della “bandiera Pride Progress” come simbolo di accoglienza verso questa comunità e di alleanza con i suoi valori, anche da parte di chi non ne fa parte.

Questa intende rappresentare oltre alle persone gay, lesbiche e bisessuali anche tutte le persone marginalizzate: la comunità trans e non binaria, le persone appartenenti a comunità razzializzate, le persone sieropositive e le persone intersex.
Oppure esempi di messaggi o frasi, tanto banali e semplici, quanto efficaci possono essere:
CHIMERA ARCOBALENO
ARCIGAY AREZZO
Via Montanara 22
52100, Arezzo
CF: 92073440510
“Chimera Arcobaleno” è un’associazione di promozione sociale nata nel dicembre 2009 per affermare la piena realizzazione e visibilità delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender della provincia di Arezzo, con l’obiettivo di contrastare omofobia, transfobia, pregiudizi, discriminazioni e violenza in ogni loro forma.